I comportamenti inibitori spiegati dallo Psicologo Gallone di Torino

disturbi comportamentali: parola dello psicologo di Torino

 

I comportamenti inibitori si notano fin dalla tenerà età

 

Il disturbo viene definito inibizione caratteriale. Un comportamento atipico, spesso ‘timido’ si nota generalmente già dal secondo anno di vita di un individuo. La particolarità di questa patologia si ravvisa con la tendenza a provare più timore del normale rispetto ad altri soggetti.

Il disturbo è abbastanza diffuso e viene definito con il termine ‘inibizione caratteriale’. I bambini con queste caratteristiche preferiscono essere selettivi nelle loro amicizie e scegliere i soggetti con cui interagire, con infinita cautela.

Anche nelle attività quotidiane scolastiche quali recite, attività sportive o quando si tratta di parlare in pubblico, tali soggetti tendono ad evitare di mettersi al centro dell’attenzione. Tale condizione porta inevitabilmente ad uno scarso livello scolastico dovuto alla mancanza di colloquio da parte del soggetto affetto da questo disturbo, con altre persone.

La società solitamente, giudica questi bambini introversi, chiusi, addirittura asociali ma invece vanno solo aiutati anche se tendenzialmente, quest’aspetto fa parte del loro carattere. Un bambino con comportamenti inibitori tenderà ad essere un adolescente ansioso e stressato.

Lo stress fa parte della situazione in generale e il soggetto affetto da comportamenti inibitori tende ad immagazzinare la sua ansia trascinandola negli anni.

 

Curare bambini con disturbi comportamentali

 

Un disturbo che si protrae nel tempo ed accompagna anche in età adulta

 

Le emozioni negative potrebbero sfociare nella fobia sociale. I comportamenti inibitori si dimostrano in maniera differente a seconda del soggetto e purtroppo, si trascinano anche in età adulta se non curati con supporti psicologici e tattiche particolari.

La prima cosa che viene notata da un interlocutore è l’abbassamento dello sguardo come se si avesse paura di venire giudicati. La reazione fisiologica è evidente e viene dimostrata con rossori sul volto, mani sudate e un timore violento di perdere il controllo di sè stessi.

Le emozioni negative che il soggetto affetto da questa patologia prova, sono veramente tante e tutte vissute molto intensamente. Il primo istinto negativo è la bassa autostima e la convinzione di valere poco nella società.

Praticamente si tende ad auto-valutarsi negativamente e stabilmente nel tempo. L’imbarazzo, la vergogna, la solitudine e la tristezza infinita sono emozioni negative che l’individuo affetto da questa alterazione tende a cronicizzare con il grave rischio che le sensazioni possano diventare una fobia sociale.

 

Modalità curative, come intervenire per curare i comportamenti inibitori

 

Non esistono cure farmacologiche ma solo supporti psicologici. Si sa ancora poco circa i meccanismi concettuali che possono essere alla base di queste associazioni. Sicuramente non ci sono farmaci per l’affezione a meno che questa non sfoci in forte depressione ed allora sarà compito dello psichiatra intervenire con medicine idonee allo scopo.

Le primissime cure consistono in supporti psicologici, con interventi e sedute mirate da parte di uno psicologo qualificato di Torino sebbene alcuni studiosi in materia, hanno sentenziato che dovrebbero essere i genitori o le maestre ad essere di sostegno. Le tattiche adottate dalle madri e dal personale scolastico non sempre sono idonee.

Molte mamme rimproverano i loro figli creando in essi un senso di disagio ancora maggiore. Sia le genitrici che le maestre dovrebbero invece spronare i bambini con comportamenti inibitori. Sebbene con cautela, dovrebbero incoraggiarli a parlare con gli altri usando strategie idonee al caso o creando situazioni sociali.

I rimedi in molti casi, si sono mostrati efficaci anche se debolmente al fine di non precludere al bambino di vivere importanti esperienze sociali e di imparare a gestirle.

 

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